La vallata senza nomre

scritto da Paulus
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Testo: La vallata senza nomre
di Paulus

Non scese da cavallo. Percorre il sentiero che immette in una vallata non registrata né nei documenti ufficiali, né nelle mappe annose, né in quelle più recenti abilmente tracciate dai cartografi. Formalmente quella regione è proprietà di una famiglia nobiliare estintasi circa cinquant'anni prima. L'ultimo erede non aveva lasciato testamento né alcuna disposizione, per cui l'intero patrimonio si trovava ora in una sorta di limbo giuridico. La materia era così intricata e incerta che il tribunale non si era ancora pronunciato. Il nobiluomo era imparentato con l'ultimo rampollo della famiglia estinta. Rivendicava il suo diritto a succedere, ma era solo uno dei tanti che, a ragione o a torto, si accalcavano nelle aule del tribunale. La vallata si allarga in profondità, ma è impraticabile a dorso di cavallo. Rovi, gramigne e convolvoli si abbarbicano a ogni ceppo e tronco, soffocandoli. Egli si districa malagevolmente ma con perseveranza, anche se procede a caso. Il destriero, tenuto per la briglia o assicurato con la cavezza a un fusto, ogni tanto nitrisce, come per segnalare la presenza di qualcuno o qualcosa. Il farinaccio decora le stele, le cui epigrafi sono illeggibili, e spicca tra le spade d'arme conficcate sui tumuli, divorate dal tempo e dalle intemperie, e tra i brocchieri di ferro ormai corrosi. Un brivido lo percorre quando un rettile striscia sotto lo strato di foglie, sibilando. Si addentra nel cuore della macchia di arbusti sempreverdi e licheni aggrappati alla corteccia matura. Inciampa in un architrave su cui è incisa la triade alchemica. C'è qualche indizio, o almeno il fondato sospetto, che si raduni un'accolita di esoteristi. Via via che si addentra nel sottobosco, la luminosità scema gradatamente, per cui decide di tornare indietro. Ma ha perso completamente l'orientamento, incapace di individuare i punti cardinali. Muoversi alla cieca sarebbe vano. Siede su una pietra levigata, pensando al da farsi. Quella boscaglia è un labirinto senza via di fuga, un ginepraio di sentieri che variano e si alterano senza una ragione, e tutti convergono verso il cuore che è comunque inarrivabile. Ancora oggi si aggira con il cavallo che ogni tanto dà segni di impazienza, senza trovare la via del rientro e neppure un accesso alla profondità del bosco antico.


La vallata senza nomre testo di Paulus
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